Il 2025 segna il punto di non ritorno per la sicurezza degli infermieri italiani. Secondo le analisi elaborate dal Nursing Up (incrociando dati Cease-It degli ultimi due anni), le aggressioni registrano un incremento netto del 4% rispetto all’anno precedente, trend che si conferma anche nei primi mesi del 2026, superando la soglia shock di 130mila episodi. Un numero che scoperchia il vaso di Pandora del sommerso e che oggi il sindacato utilizza come prova documentale per richiamare le aziende sanitarie alle proprie responsabilità legali.
La disparità tra le denunce ufficiali e la realtà dei reparti è un dato oggettivo che nasconde un’emergenza sistemica. I dati istituzionali dell’ONSEPS (Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e sociosanitarie del ministero della Salute) e dell’INAIL cristallizzano circa 18mila episodi formali annui (numero basato sulle denunce effettive di violenze fisiche perpetrate ai danni dei professionisti sanitari), rilevando che gli infermieri rappresentano la categoria più colpita (64% dei casi). Tuttavia la ricerca scientifica internazionale, guidata dall’autorevole studio CEASE-IT (Università di Genova e altri sette atenei), dimostra che la denuncia formale è solo la punta dell’iceberg: viene infatti denunciato formalmente solo un episodio su otto.
Incrociando queste evidenze, le analisi rivelano una massa critica reale di oltre 130mila aggressioni nel 2025 tra denunce ufficiali e il drammatico sommerso, oltre 5mila in più rispetto all’anno precedente. Questa cifra non descrive un evento sporadico, ma una densità di rischio insostenibile che grava soprattutto sul personale di front-line. La natura del fenomeno è chiara: la stragrande maggioranza di questi eventi (oltre l’80%) è costituita da violenza verbale, minacce e intimidazioni che, pur non finendo nei flussi INAIL, demoliscono la tenuta psicologica dei professionisti. È un ecosistema di violenza dove l’insulto precede quasi sempre l’attacco fisico, creando un clima di “allerta rossa” permanente.
L’incremento del 4% rilevato tra il 2025 e i primi mesi del 2026 è la sintesi di un’analisi basata sull’incrocio di indicatori certi:
Nursing Up annuncia l’avvio di una richiesta di dossier ispettivo al ministero dell’Interno. È indispensabile fare chiarezza sulla reale copertura dei presidi di pubblica sicurezza all’interno dei nosocomi italiani. Il sindacato chiede di conoscere ufficialmente quali e quanti ospedali che coprono bacini di utenza superiori a 100mila abitanti possiedano attualmente un presidio di polizia attivo h24, sette giorni su sette.
La presenza delle forze dell’ordine non può essere un privilegio a macchia di leopardo, ma deve diventare un requisito standard di sicurezza per tutte le strutture ad alto afflusso, dove la tensione sociale e il sovraffollamento rendono gli infermieri facili bersagli.
Il presidente Nursing Up, Antonio De Palma, è categorico: “Le aziende non possono più invocare la fatalità”.
La nostra battaglia si fonda su pilastri normativi chiari:
L’impatto di questa violenza è devastante: oltre un infermiere su sei (17%) sviluppa sintomi da stress post-traumatico (PTSD) come conseguenza diretta dei traumi subiti. Le indagini EFN (European Federation of Nurses Associations) confermano che l’incidenza in Italia è superiore alla media europea, sintomo di un sistema di protezione che deve essere radicalmente riformato.
“Non tollereremo più la ‘normalizzazione’ del rischio: l’aggressione non è una componente del mestiere, ma un fallimento organizzativo – conclude il presidente Nursing Up -. Chiediamo l’applicazione rigorosa delle norme esistenti , per la tutela del personale sanitario. Porteremo, come abbiamo fatto in passato, ogni omissione davanti ai giudici: la sicurezza di chi cura è un obbligo di legge inderogabile, non un optional di bilancio”.
Redazione InfoNurse
Fonte: Nurse Times
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