La speranza, da parte di sindacati come il nostro, e naturalmente da parte di tutti i professionisti sanitari e anche dei cittadini, è quella che non si tratti assolutamente di propaganda politica, a pochi giorni dal voto europeo. La sanità italiana, già da tempo in crisi profonda, ora presenta il suo conto: è in gioco il presente e il futuro dei professionisti sanitari, nonché il crescente fabbisogno da parte della collettività. Tutto questo delinea una realtà che non ha certo bisogno di ulteriori promesse a vuoto, e tanto meno di tempi di attesa lunghi e snervanti.
Il dubbio resta eccome. Fino a pochi giorni fa il ministro dell’Economia, Giorgetti, poi lo stesso Schillaci da Trento, avevano ribadito il reale ostacolo legato alla mancanza di copertura finanziaria e il rischio che possano trascorrere come minimo altri mesi per attuare un progetto tutto in salita. Cosa è cambiato adesso? I fondi per garantire la copertura del progetto sono improvvisamente disponibili? E Giorgetti è d’accordo con Schillaci circa la spesa da sostenere?
Ora, tutto d’un tratto, annunciando l’inevitabile stanziamento di risorse aggiuntive ed evidenziandone anche le cifre, il ministro della Salute Schillaci è pronto a presentare il decreto sull’abbattimento delle liste di attesa per il prossimo 3 giugno in Consiglio dei Ministri, a cinque giorni dal voto europeo. Sarà forse un caso?
Ma la conditio sine qua non però resta: dal momento che fino a pochi giorni fa il ministro Giorgetti e lo stesso Schillaci avevano ammesso gli ostacoli legati alla copertura finanziaria, ipotizziamo che il Mef si esprimerà nuovamente sulla questione dopo la presentazione del decreto.
Ecco i passaggi principali del piano con le novità in arrivo e l’ulteriore inevitabile esborso previsto, in particolar modo per garantire entro il 2025 la cancellazione dei tetti di spesa dei professionisti. L’obiettivo, come noto, è ridurre le liste d’attesa sanitarie e semplificare l’accesso alle cure, oggi in troppi casi ritardate o negate per molti cittadini che spesso incorrono in diagnosi non certo immediate, oppure non potendo permettersi visite private rinunciano a curarsi.
Schillaci le presenta alla collettività come una novità assoluta, ma in realtà quelle da lui enunciate esistono già e con i medesimi criteri. E chiaramente non funzionano a dovere vista la situazione attuale. Ci preme di sapere in che modo la nuova organizzazione immaginata dal Ministro possa rappresentare una reale svolta.
Piena sinergia di pubblico e privato nello smaltimento delle liste. Gli erogatori pubblici e gli erogatori privati accreditati ospedalieri e ambulatoriali afferiranno a un Cup (Centro unico di prenotazione) finalmente davvero unico (a livello regionale o infra-regionale). La “piena interoperabilità” dei centri di prenotazione degli erogatori privati accreditati con i competenti Cup territoriali costituirà “condizione preliminare” del rapporto.
Ogni legge ha il suo costo. Quindi, rispetto a quanto previsto a fine 2023, i tetti di acquisto regionali delle prestazioni erogate da privati accreditati saliranno: dall’1% al 2% nel 2024, dal 3% al 4% nel 2025 e dal 4 al 5% dal 2026. Appare non meno significativa la prima deroga sul tetto del personale del Servizio sanitario nazionale: nell’anno 2024 varrà fino al 25% dell’incremento del Fondo sanitario regionale 2023 (in attesa del decreto Salute-Mef che definirà entro quattro mesi i nuovi criteri di spesa per il 2025).
I maggiori oneri 2024 per straordinari potranno essere coperti utilizzando fino allo 0,4% del Fondo sanitario. Alla velocizzazione di esami e visite potranno concorrere anche gli specialisti ambulatoriali – remunerati fino 100 euro lordi l’ora grazie a 100 milioni di euro supplementari di stanziamento – e gli specializzandi, che potranno agire in libera professione per 12 ore a settimana.
Sarà l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) a monitorare il rispetto dei tempi massimi di attesa per i cittadini e istituirà una piattaforma nazionale per realizzare l’interoperabilità con le piattaforme di ciascuna regione o provincia autonoma.
Nursing Up chiede di approfondire quanto sta accadendo e soprattutto vuole comprendere se questo piano è davvero attuabile, perché una cosa è certa: qualsiasi ipotesi non può prescindere dal ruolo fondamentale che, accanto ai medici, rivestiranno i professionisti dell’assistenza. Schillaci è chiamato finalmente a fare chiarezza: gli infermieri, le ostetriche, i professionisti sanitari non medici, saranno o non saranno al centro del progetto?
Certo è che, alla luce di ulteriori sforzi che i professionisti sanitari dovranno mettere in atto per garantire efficienza ed efficacia delle proprie specifiche attività in termini di tempi e di qualità, andrà inevitabilmente risolta almeno in parte la grave carenza infermieristica, con un capillare piano di assunzioni e soprattutto con riconoscimenti economici dignitosi, dai quali non si può prescindere.
Redazione InfoNurse
Fonte: Nurse Times
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