Infermieri

Analisi-studio Nursing Up: “A sei anni dal Covid il sistema sanitario è ancora un fragile castello di sabbia”

Di seguito un comunicato stampa del sindacato Nursing Up.

Terapie intensive ancora sotto target, piano pandemico non definitivamente consolidato e una rete territoriale che procede a velocità diverse. Ma soprattutto, ovunque emergano scompensi del sistema, la vera spina nel fianco resta la carenza di personale, in primis di infermieri. È questa la sbiadita fotografia della sanità italiana a sei anni dall’inizio della pandemia. Lo rivelano fonti autorevoli.

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I dati ufficiali sull’attuazione della Missione 6 – Salute del PNRR, rilevati dalla Ragioneria Generale dello Stato, analizzati nelle relazioni della Corte dei conti, supportati dall’attività tecnica di AGENAS e oggetto di monitoraggio indipendente da parte dell’Osservatorio PNRR Salute della Fondazione GIMBE, indicano che la messa in sicurezza del Servizio sanitario nazionale non può dirsi definitivamente completata.

Il piano di rafforzamento dell’area critica prevedeva un target complessivo di 5.922 nuovi posti tra terapia intensiva e sub-intensiva. Ad oggi risultano attivati 4.227 posti, di cui 1.839 in terapia intensiva e 2.388 in sub-intensiva, a fronte di obiettivi minimi fissati in 2.692 posti di intensiva e 3.230 di sub-intensiva. Restano dunque centinaia di posti ancora da rendere pienamente operativi, con un ritardo stimato di almeno cinque mesi rispetto alle scadenze programmate e con disomogeneità territoriali significative.

«L’incremento rispetto al periodo pre-pandemico c’è stato, è innegabile. Le risorse sono state stanziate e in parte spese. Ma la stabilizzazione strutturale dell’area critica non è affatto conclusa». Esordisce così nella sua disamina Antonio De Palma (foto), presidente nazionale del sindacato Nursing Up

Parallelamente, il nuovo piano pandemico nazionale non risulta ancora definitivamente consolidato, mentre quello precedente risaliva al 2006. La capacità di risposta sistemica non poggia ancora su un quadro pienamente aggiornato e uniforme.

«Il nodo decisivo non è solo infrastrutturale. Una terapia intensiva non è un numero: è un’équipe multiprofessionale operativa h24. Ogni posto letto richiede personale formato, turnazioni complete, competenze avanzate. Senza questo elemento, l’infrastruttura resta capacità teorica», continua De Palma.

L’Italia continua a collocarsi sotto la media europea per dotazione infermieristica in rapporto alla popolazione, e questo squilibrio incide direttamente sulla capacità reale di rendere operativi i posti programmati e di sostenere la rete territoriale. Ogni scompenso – dalle liste d’attesa alla pressione sui pronto soccorso – trova nella carenza di personale il suo denominatore comune.

La letteratura scientifica internazionale è chiara. Uno studio pubblicato su The Lancet (Aiken et al., 2014), condotto su oltre 420.000 pazienti in 12 Paesi europei, dimostra che ogni paziente aggiuntivo assegnato a un infermiere aumenta del 7% il rischio di mortalità ospedaliera a 30 giorni. Analisi successive pubblicate su BMJ Quality & Safety confermano che gli ospedali con migliore dotazione infermieristica registrano riduzioni della mortalità comprese tra il 10% e il 20% rispetto alle strutture sotto-organico.

Anche i report di OCSE e OMS Europa evidenziano come i sistemi con maggiore densità infermieristica abbiano mostrato migliore capacità di risposta durante la pandemia. Non è una valutazione sindacale: è un dato consolidato nella letteratura sugli esiti sanitari.

«La pandemia – dichiara ancora Antonio De Palma – avrebbe dovuto rafforzare definitivamente le fondamenta del sistema. Abbiamo potenziato le strutture, ma se non rafforziamo stabilmente il personale, la resilienza resta teorica. Senza infermieri e senza professionisti sanitari non si salvano vite».

A sei anni dal Covid, il sistema non è immobile. Ha investito, ha ampliato l’area critica, ha programmato riforme. Ma finché la forza lavoro sanitaria resterà sotto pressione e non allineata alla domanda assistenziale, la struttura resterà vulnerabile. «Un castello di sabbia può apparire solido. Ma al primo soffio di vento, drammaticamente cede», conclude il presidente Nursing Up.

Redazione InfoNurse

Fonte: Nurse Times

Redazione InfoNurse

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