Il Tribunale di Firenze ha emesso una sentenza significativa il 20 novembre 2023, a firma della Dott.ssa Zanda, che accoglie il ricorso di un’infermiera sospesa dal lavoro a causa della mancata vaccinazione contro il COVID-19. La decisione del tribunale è basata sulla considerazione che tale sospensione costituisca un atto discriminatorio.
La dipendente aveva presentato un ricorso in cui lamentava di essere stata sospesa dall’azienda a partire dal 2 settembre 2021 per non aver aderito alla vaccinazione anti-COVID. Contestualmente, sottolineava la mancanza di un adeguato supporto alternativo da parte dell’azienda e la violazione dell’obbligo di assegnare mansioni inferiori che non comportassero il contatto con il pubblico o potessero essere svolte da remoto.
Il tribunale, nel respingere la sospensione come atto discriminatorio, ha fatto riferimento alla normativa sulla parità di trattamento, specificamente la Direttiva 2000/78/CE e il D. Lgs. n. 216/2003. La sentenza afferma che la competenza del tribunale è giustificata, considerando la disciplina speciale posta a tutela degli interessi primari contro atti discriminatori nei luoghi di lavoro.
Il ricorso conteneva diverse contestazioni, compresa l’incostituzionalità dell’obbligo vaccinale, la presunta pericolosità dei vaccini anti-COVID e la mancanza di giustificazioni valide per il trattamento diseguale riservato alla dipendente. Il tribunale ha respinto le argomentazioni sulla base della documentazione presentata, sostenendo che le normative imposte non dimostrano l’efficacia preventiva contro il virus. Inoltre, ha citato studi scientifici che, afferma la sentenza, indicano la pericolosità dei vaccini per la salute pubblica.
La sentenza conclude riconoscendo la fondatezza dell’azione promossa. L’azienda è condannata a corrispondere il danno patrimoniale dovuto alla sospensione illegittima, insieme al risarcimento del danno non patrimoniale. Quest’ultimo è stato quantificato in €. 200,00 per ogni giorno di sospensione subita dalla dipendente, considerando l’eccezionale durata, indeterminatezza, sproporzione e irragionevolezza della sospensione.
La decisione del tribunale, innovativa e pionieristica, affronta la discriminazione basata sulle convinzioni personali in ambito lavorativo. La sentenza sottolinea che, di fronte a condotte discriminatorie, il Giudice Ordinario prevede la tutela contro la discriminazione in atto e disapplica la normativa che ne costituisce la base.
Questa sentenza potrebbe avere ripercussioni significative nel contesto delle dispute legali relative alla vaccinazione anti-COVID nei luoghi di lavoro, aprendo la strada a ulteriori dibattiti sulla legittimità di tali misure e le relative conseguenze giuridiche.
Redazione infoNurse
Fonte: Nurse Times
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