La politica trentina elogia i dipendenti della sanità, premia i dirigenti apicali ma si dimentica dei contratti di infermieri e professionisti sanitari: è il tripudio dell’ingiustizia e diseguaglianza
Nonostante il grande momento di difficoltà e soprattutto grazie al grande lavoro e sacrificio dei nostri infermieri e professionisti sanitari, che sono riusciti a preservare l’elevata qualità dei servizi in azienda sanitaria anche durante la pandemia, sono arrivate valutazioni di eccellenza da “Accreditation Canada” e “Joint commision international.
Per il risultato raggiunto, l’assessora Segnana ha speso belle parole di ringraziamento a mezzo stampa, ma poi nella realtà dei fatti le uniche figure che hanno avuto una previsione di riconoscimento economico aggiuntivo, oltre ai consiglieri regionaligià strapagati, sono stati il direttore del dipartimento provinciale della salute e politiche sociali ed il direttore generale dell’azienda sanitaria.
Questo è l’ennesimo ed ulteriore schiaffo per infermieri, professionisti sanitari ed Oss della sanità e Apsp, che continuano a lavorare con professionalità in una situazione di grande difficoltà e malessere, con turni massacranti e spostamenti da un reparto all’altro, senza un adeguato inserimento ed affiancamento.
Non è solo una questione di un riconoscimento economico di un rinnovo contrattuale, che riteniamo sia una cosa dovuta e sacrosanta, ma è una cosa molto più profonda, ci viene negato un riconoscimento morale, come se venisse negata l’importante funzione sanitaria e sociale che di fatto stiamo svolgendo a favore del cittadino.
Sempre più professionisti emigrano verso realta’ più remunerative, altri addirittura lasciano la professione, orientandosi verso lavori più soddisfacenti e più conciliabili con i tempi della vota privata, la pandemia non ha fatto altro che accelerare questo fenomeno, già in parte presente nell’era pre-covid.
Uno studio italiano ha sancito il principio che il 34,4% degli infermieri ha previsto di lasciare a breve la professione a causa delle scadenti condizioni organizzative di lavoro e questo fenomeno riguarda in particolari i giovani, se a questo associamo poi il fatto che l’età media dei nostri professionisti è ormai di 50 anni e che 1200 andranno in pensione nei prossimi 8 anni in Trentino, è evidente che la totale assenza di un progetto di valorizzazione professionale ed economica avrà effetti gravissimi sulle nostre realtà sanitarie. Dov’è la vision politico-strategica per il futuro?
Ora il rischio è quello di affrontare un’ulteriore ondata pandemica in uno stato di prostrazione fisica e mentale, con le dotazioni organiche ulteriormente ridotte dalle sospensioni dal servizio dei non vaccinati.
E’ inaccettabile, è ingiusto, i nostri colleghi hanno sempre dimostrato di esserci e con coraggio, al contrario dell’attuale politica provinciale, che al momento si dimostra assente nell’affrontare le reali problematiche.
Cesare Hoffer, Coordinatore Nursing up Trento
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