Di seguito un comunicato stampa del sindacato Nursing Up.
Immaginate di coltivare un frutteto per tre anni, con cura e investimenti massicci, per poi vedere i vicini di casa scavalcare il recinto e raccogliere i frutti migliori un istante prima della maturazione. È esattamente ciò che sta accadendo alla sanità italiana: per chi è abituato alle metafore è in atto una sorta di OPA (offerta pubblica di acquisto) verso i nostri laureandi in infermieristica, intercettati dai Paesi europei nelle aule universitarie prima ancora che possano indossare la corona d’alloro. Non è una fuga di cervelli, è un vero e proprio esproprio di futuro.
Formare un infermiere in Italia non è solo un atto accademico, è un investimento di Stato. Secondo i dati del Rapporto CREA Sanità il costo pubblico per la formazione di un singolo laureato si aggira intorno ai 30.000 euro.
Considerando che ogni anno in media circa 7mila infermieri abbandonano l’Italia per l’estero (dati confermati da report autorevoli, come quello dell’agenzia specializzata Hunters Group), il calcolo è brutale: regaliamo al resto d’Europa oltre 200 milioni di euro l’anno in capitale umano già pronto all’uso. Un paradosso inaccettabile per un Paese come il nostro che denuncia una carenza globale di 175mila infermieri rispetto agli standard europei.
Antonio De Palma, presidente nazionale del sindacato Nursing Up, lancia l’accusa definitiva: “Siamo diventati un vero e proprio vivaio gratuito per i Paesi stranieri. Mentre noi paghiamo docenti, strutture e tirocini, gli ospedali tedeschi, norvegesi e svizzeri si accomodano in prima fila per firmare contratti con ragazzi che non hanno ancora discusso la tesi. È un paradosso folle: l’Italia semina, l’Europa vendemmia”.
Il reclutamento non aspetta più l’abilitazione. Il perno della strategia estera è adesso l’anticipo totale. C’è chi pesca a piene mani dalla nostra vulnerabilità, puntando sulle scarse prospettive che siamo capaci di offrire.
Ed è proprio scavando scavando, che possiamo ora dar conto di alcuni esempi lampanti di inserimento linguistico-professionale per laureandi in infermieristica che possono cominciare inserimento nei Paesi europei prima ancora della laurea.
Mentre i nostri laureandi vengono “blindati” dall’Europa, l’Italia risponde svuotando i reparti dei paesi extra-Ue per tappare i buchi.
“La nostra inchiesta – conclude il presidente Nursing Up – parla chiaro: se l’Italia non equipara i salari e non ricrea attrattività verso la professione, le sue università continueranno a essere solo l’anticamera dell’aeroporto. Il Ssn sta ‘annichilendosi per dissanguamento’, e l’Europa , ma non solo, ringrazia e si porta via i nostri giovani migliori, non dando modo all’Italia nemmeno di guardarli in faccia, dopo averli formati e laureati. Chiediamo al Governo un’inversione di rotta immediata: non servono toppe straniere, serve dare dignità economica ai nostri talenti prima che l’ultimo infermiere italiano spenga la luce della propria stanza e parta per l’estero”.
Redazione InfoNurse
Fonte: Nurse Times
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