Lettera aperta di un infermiere vincitore riservista del concorso pubblico pugliese

Sono un Inferiere Vincitore Riservista del Concorso Unico Regionale della Puglia, la mia regione.


Scrivo questa lettera per condividere con voi il beffardo destino dei vincitori e/o riservisti di questo concorso, con la speranza che i decisori non restino in quest’empasse d’azione e raccolgano il nostro grido disperato.

Un concorso bandito in riferimento ai fabbisogni del 2019 spezza le speranze e i sogni di molti dei loro vincitori, i quali si vedono assegnati ad una sede lontanissima dalla propria residenza (300 km circa), costringendo sia noi che le nostre famiglie ad un lungo esilio, lontani dal sostegno delle famiglie (welfare naturale per i nostri figli) o ancora peggio, qualora non fosse possibile il trasferimento della famiglia, alla divisione del nucleo familiare, con tutte le conseguenze emotive, economiche e sociali che ne comporta.

Questa beffarda sorte però è solo destinata ai vincitori che non possono beneficiare delle peculiarità degli idonei, i quali potrebbero invece veder riconosciuto il diritto di permanere nella sede dove già lavorano a tempo determinato, evitando così di perdere unità già formate ed integrate, lasciando scoperte unita operative in questo momento critico.

Questa possibilità a noi vincitori viene negata per piccoli cavilli burocratici che potrebbero essere superati, se solo qualcuno di buon cuore e volontà decidesse di risolvere questa situazione.

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Sia io che altri colleghi abbiamo cercato di far presente nelle sedi istituzionali e non che molti di noi lavorano già in queste aziende, su posti vacanti, con contratti a tempo determinato nati in piena pandemia.

Situazioni per le quali ognuno di noi si è formato, ed è stato formato dall’azienda (la quale ha quindi investito su queste unità), e che senza colpo ferire per mera rigidità burocratica, nonostante sia vincitore di concorso, si trovi assegnato agli antipodi di una Regione. Tutto ciò senza tener conto che in 2 anni dalla pubblicazione del bando i fabbisogni sono aumentati rispetti a quelli preventivati illo tempore.

Questa fredda burocrazia punisce e mette spalle al muro chi è stato più meritevole o chi gode di una riserva che comunque ha comportato procedenti sacrifici, creando un vero e proprio danno al benessere psico fisico di alcuni di noi.

Per assurdo, l’idoneo che per la legge italiana ha minori tutele del vincitore, sarà più agevolato, restando nella asl dove ora è in servizio, rispetto al vincitore che dovrà piegarsi all’ingiusta burocrazia.

Mi chiedo se davvero nulla si può risolvere, mi chiedo se davvero chi è ai vertici ed è competente non possa superare in qualche modo e con qualche strategia burocratica questo empasse che condanna decine e decine di infermieri che in questi ultimi due anni hanno già subito a livello lavorativo un forte stress, mettendo a rischio le nostre vite per senso del dovere e per salvare quelle altrui.

Noi non ci siamo mai tirati indietro per salvare qualcuno, anche a costo della nostra di vita, mi chiedo se davvero, ora che siamo noi ad avere bisogno, nessuno ci venga in soccorso e cerchi di sbrogliare questa matassa contorta, ma non impossibile da mettere a posto.

Grazie per l’attenzione.
Gabriele

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