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”Nonostante gli straordinari passi in ambito scientifico e le piccole vittorie ottenute, il virus sembra essere sempre un passo avanti”

“È trascorso un anno ormai dall’inizio dell’emergenza sanitaria globale da SARS-CoV-2. Un anno pieno di cambiamenti, dove a parlare questa volta è il silenzio.


Le parole lasciano spazio ai pensieri che corrono nella mente, accompagnati dalla paura di quel che sarà. Nonostante gli straordinari passi in ambito scientifico e le piccole vittorie ottenute, il virus sembra essere sempre un passo avanti.
Anche sé ognuno di noi ha modificato il proprio stile di vita, dai bambini agli adulti, c’è ancora una parte della popolazione che non si rende conto della gravità della situazione, continuando ad adottare uno stile di vita privo di restrizioni ed a pagarne le conseguenze sono sia gli operatori sanitari, impegnati contro un nemico invisibile, sia tutti coloro che seguono  le norme da rispettare.

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Noi infermieri non siamo “eroi invincibili” come descritto mesi fa, ma persone comuni che lavorano con passione e amore.
Questo sfogo è rivolto a chi non può vaccinarsi in seguito a particolari patologie e a chi come me, nonostante abbia contratto la malattia, non ha sviluppato anticorpi. Una piccola parte a cui spetta da pagare il prezzo più caro ed amaro. Sfortunatamente sono di nuovo qui, serrata dentro la mia camera, riflettendo e chiedendomi se dopo il vaccino riuscirò a immunizzarmi.
In pochi mesi, sono passata dal ricercare gli effetti psichici con la mia tesi,“ Emergenza sanitaria da SARS-CoV-2: L’impatto psicologico sui professionisti sanitari”, a viverli in prima persona, ma non sono sola; Stefano, nonché mio amico e studente di Infermieristica, pur vivendo una realtà diversa, ha le mie stesse paure. La sua positività durata un mese gli fa dubitare del futuro.


È difficile passare tanti giorni chiusi in una stanza, in una casa, lontano da ogni contatto umano e siamo consapevoli che ognuno lamenti, nei confronti di questa quotidianità, la sua stanchezza, e in gran parte anche noia, ma solo se il sacrificio viene eseguito da tutti si potrà vedere la libertà che tutti vogliamo e desideriamo, ritornando a quello stile di vita definito “normale”, in cui non ci si preoccupa di abbracciare un parente, un amico, un conoscente, a poter respirare senza le fastidiose mascherine che ci opprimono e nascondono anche i nostri sorrisi.


Pertanto, in un paese ricco di cultura ma poco rispettoso del prossimo e soprattutto di se stesso, ci chiediamo dove, come e quando abbiamo sbagliato?!”


Autori: Pipli Emilia Maria e Bertozzi Stefano Pio.

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Redazione InfoNurse

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