Infermieri

D’Aloia (Opi Milano – Lodi – Monza e Brianza): “Favorevole all’assistente infermiere. Medici contrari alla prescrizione infermieristica? Soliti interessi di potere”

Molti addetti ai lavori hanno espresso scetticismo, se non ferma contrarietà, all’introduzione dell’assistente infermiere. Tra loro non figura però il dottor Pasqualino D’Aloia, presidente di Opi Milano – Lodi – Monza e Brianza, al quale abbiamo chiesto un parere in merito.

“Sono pienamente favorevole – dice D’Aloia – all’ingresso nel sistema sanitario di questo nuovo profilo, normato a livello nazionale, che risponderà direttamente all’infermiere e risulterà particolarmente utile per l’organizzazione, nonché per la pianificazione del lavoro. Per noi infermieri è importante avere al fianco un assistente al quale attribuire determinati compiti. Ora sappiamo finalmente cosa far fare e a chi”.

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Con D’Aloia abbiamo affrontato anche il tema della prescrizione infermieristica, la cui probabile introduzione fa arrabbiare non poco i medici. “Le proteste dei medici mi interessano poco – taglia corto il presidente -. Loro conducono sempre battaglie contro gli infermieri, contestandone le giuste rivendicazioni. Con i farmacisti, invece, stringono accordi, forse in nome di interessi non prettamente professionali…”.

Quali interessi? “Chiamiamoli interessi di potere – incalza D’Aloia -. La prescrizione di determinati presidi in capo agli infermieri esiste da tempo, sebbene non sia ancora riconosciuta ufficialmente. I medici appongono la propria firma su qualsiasi prescrizione, facendola passare per prestazione chirurgica, ma spesso non hanno neanche visto il paziente. E questa è una follia. Succede solo in Italia. Oggi i nostri infermieri possiedono competenze molto avanzate, riconosciute in tutto il mondo: perché dovrebbero chiedere ai medici il permesso per una prescrizione banale? Non parliamo mica di prescrizioni farmacologiche, che ovviamente restano in capo al medico”.

Chiusura dedicata alle nuove lauree magistrali per infermieri in area clinica. Si tratta di tre specializzazioni: cure primarie e sanità pubblica, cure pediatriche e neonatali, cure intensive e nell’emergenza. “Ben vengano – conclude D’Aloia -. È giusto che gli infermieri possano intervenire in ogni ambito legato all’assistenza primaria. Anzi, auspico l’introduzione di ulteriori specializzazioni. Per esempio nel campo dei disturbi socio-relazionali, che sono in crescita, soprattutto tra i giovani. In definitiva, grazie a tutte queste novità, intravedo un futuro roseo per la nostra professione”.

Redazione InfoNurse

Fonte: Nurse Times

Redazione InfoNurse

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