Gli operatori della sanità sempre più bastonati


Mentre nella maggior parte degli Stati europei gli operatori sanitari ricevono gratificazioni, soprattutto a livello economico e in materia di sicurezza sul posto di lavoro.

Nella maggior parte degli stati europei un infermiere o un OSS riceve un salario che supera i 2500 euro mensili, in Italia i salari sono dimezzati.
Conseguenza infatti della politica neoliberista attuata in Italia negli ultimi 20 anni, sia dal centro sinistra che dal centro destra.
Lo smantellamento del SSN è iniziato con la riforma Napolitano con il pagamento dei ticket sanitari: questo significa che ogni cittadino è costretto a pagare per ben due volte una tassa sul SSN.

È poi seguita la riforma Bindi che ha trasformato le Usl in Asl, e le aziende pubbliche hanno trasformato un servizio pubblico in privatistico basato sul profitto e quindi sul risparmio di attrezzature e costi sul personale.

Poi c è stata la riforma del titolo V che ha portato in Italia 21 sistemi della sanità pubblica (regionali), e sia in Lombardia che in Veneto la prevalenza del sistema sanitario è privata. Infine è arrivata la riforma Monti, che ha drasticamente “ridotto all’osso” sia il SSN riducendo i posti letto sia il personale riducendolo ulteriormente e raddoppiando i carichi di lavoro degli operatori. Conseguenza logica e prevedibile: aumento della malasanità! (Statisticamente la malasanità fino a
10/15 anni fa era inferiore del 20% di quella attuale).

Gli operatori sanitari sono bastonati negli ultimi 6 anni, senza considerare che già i precedenti 9 anni avevano visto il congelamento del blocco del rinnovo dei contratti e delle cosiddette fasce, l’aumento degli ultimi due rinnovi ammonta a 110/130 euro lordi: “una miseria”. Purtroppo i sindacati firmatari anziché lottare contro questo scempio in favore di infermieri, OSS, fisioterapisti, hanno anche la faccia tosta di esultare. Cosa ci sarebbe da esultare non si capisce, visto il contesto attuale con il caro vita al galoppo, con aumenti di beni di prima necessità del 25%, con l’eccezionale aumento di energia elettrica, gas, benzina… e poi ci domandiamo perché i lavoratori come medici ed infermieri lascino il lavoro in Italia per svolgerlo all’estero, non ci vuole un mago per capire le motivazioni.

Noi Cobas PI Siena facciamo un appello ai partiti e ai politici sensibili cui stanno a cuore sia il SSN che le sorti economiche degli operatori sanitari: fate ciò che non hanno portato a termine i sindacati firmatari! È arrivato il momento di ridare alla collettività una sanità che sia precedente agli ultimi 20 anni, quella che risultava tra le migliori al mondo e ridare dignità ed orgoglio ai lavori sanitari (uno stipendio pari alla media degli operatori sanitari come quelli della Francia, Svizzera, Germania, Austria…).

Noi come Cobas PI Siena riteniamo fondamentali 3 punti:

  1. Ritorno rapporto operatore/paziente a 1 a 6 che comporta meno malasanità, meno stress e più sicurezza a differenza del rapporto attuale da 1/10.

Che gli operatori sanitari vadano in pensione come vanno i lavoratori delle forze armate e non dai 65 anni fino a 70 anni.

Che i salari siano adeguati.

Membro esecutivo provinciale di Siena, Borgogni Costantino

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