Lettera di un infermiere al presidente della regione Sicilia Nello Mesumeci

Riceviamo e pubblichiamo un’appello di un collega infermiere che scrive al Nello Mesumeci, presidente della regione Sicilia

Egregio Presidente Musumeci,

Mi chiamo Romano Fedele, ho 36 anni, da 4 anni sposato e al momento senza figli, infermiere attualmente in servizio assunto tramite incarico a tempo determinato il 05/02/2018 presso l’Azienda Ospedaliera Ospedali Riuniti Villa Sofia Cervello di Palermo, laureato presso l’Università degli Studi di Milano nel 2012,  successivamente ho lavorato presso un istituto per anziani disabili in Lombardia per 5anni.

Sono certo che queste poche righe difficilmente giungeranno a Lei in persona o che vengano prese in  considerazione, ma la speranza è davvero tanta e voglio provarci.

Mi faccio portavoce di tanti altri miei  colleghi nella medesima posizione mia, mi appello a Lei per chiederLe un immediato e preciso intervento a nostro favore, per tutelare la nostra dignità di cittadini e di lavoratori considerato anche che la maggior parte  di noi siamo giovani, in cerca di un futuro stabile, genitori e quindi il futuro della nostra regione sia in ambito lavorativo sia per lo sviluppo sociale.

Le chiedo, di ascoltare le nostre richieste e di aiutarci, aiutarci a restare qui nella nostra regione e consentirci  di poter continuare a lavorare con dignità, e poter mettere in campo le nostre qualità lavorative per portare avanti una Sanità fatta di giovani che hanno voglia di lavorare.

Ad oggi, tutti noi precari abbiamo dinnanzi a  noi un futuro incerto, senza nessun tipo di garanzia, nonostante già quasi 3 anni di servizio raggiunti da buona parte di noi e nonostante ormai siamo parte integrante e necessaria per garantire i LEA, oltre ad aver  raggiunto un equilibrio ed una coesione all’interno delle equipe delle varie Unità Operative.

Personalmente lavoro in UTIC (Unità Terapia Intensiva di Cardiologia) una delle tante U.O. dell’ormai “Covid Hospital Cervello di Palermo”, divenuto Ospedale di riferimento per l’accoglienza dei pazienti affetti da Covid19, abbiamo saputo che a fine incarico saremo tutti licenziati, senza possibilità di ulteriore proroga, per evitare di farci superare i 36 mesi e quindi di usufruire della Legge Madia che ci permetterebbe di essere  stabilizzati a tempo indeterminato, ed in oltre non potendo usufruire neanche della stabilizzazione uscita con delibera in data 02/04/2020 non essendo in possesso del requisito richiesto, ossia dei 3 anni di servizio prestati nelle strutture pubbliche, avendo lavorato in precedenza presso strutture private.

Detto ciò, Le chiedo cortesemente solo per un istante di calarsi nei nostri panni, non è facile sentirsi chiamare “EROI” in questo momento, essendo consapevoli che  a breve saremo dei disoccupati, perché al di là delle belle parole e della retorica restiamo dei semplici infermieri, di quelli che iniziando il turno si mettono  il cerotto sul viso per evitare che la mascherina ci laceri la carne, quelli che preferiscono dividersi dalle proprie mogli e figli, come nel mio caso fuori di casa da 15 giorni, lontano dalla moglie, per metterla al  riparo dai rischi connessi alla mia professione.

Mi creda, psicologicamente è un’esperienza devastante, senza eguali, nonostante i DPI (Quando disponibili) il timore di esser contagiati ci accompagna sempre.

Signor Presidente… siamo stanchi della propaganda, non abbiamo bisogno di ringraziamenti, ma di certezze.

La prego, non ci lasci da soli, e neanche a casa! Firmato da un “semplice” infermiere che farà fino all’ultimo giorno il suo dovere.

Cordialità.

Fedele Romano
Infermiere Precario

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Redazione InfoNurse

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