Nursing Up: “Quanto contano gli infermieri per il ministro della salute?”

Nel comunicato stampa seguente, che riceviamo e pubblichiamo, le dichiarazioni di Antonio De Palma, presidente nazionale del sindacato Nursing Up.

Quanto contano gli infermieri italiani per il nostro ministro della Salute? Ma soprattutto quali sono le reali intenzioni di Schillaci in relazione alle nostre legittime istanze, emerse più che mai con lo sciopero del 5 dicembre scorso e con il corteo di Roma, fianco a fianco con i medici?

Siamo di fronte a quesiti che appaiono, a nostro avviso, assolutamente ragionevoli e plausibili, le cui risposte non dovrebbero tardare ad arrivare. Non è questo il momento delle inutili polemiche, non saremo certo noi a cercare lo scontro con un Governo a cui abbiamo posto e continuiamo a porre delle richieste ben precise, con il quale siamo da sempre pronti a collaborare e dal quale, il ministro su tutti, ci attendiamo azioni concrete.

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Proprio per questo, quanto emerge dalle ultime dichiarazioni di Schillaci ci appare decisamente come un passo indietro. Il ministro parla apertamente di stipendi più alti nella sanità, ma non si riferisce agli infermieri. Sembriamo tornati all’inizio del suo incarico, quando nelle prime interviste il nostro ministro della Salute stentava quasi sistematicamente a citare gli infermieri nelle sue uscite pubbliche e nei suoi interventi con la stampa. Alcuni successivi confronti con lui, invece, ci avevano dato l’impressione di una costruttiva apertura nei nostri confronti. 

Siamo in un momento storico delicatissimo, dove ancora una volta ci preme sottolineare che sono gli infermieri, i professionisti dell’assistenza, a pagare più di tutti i disagi e la disorganizzazione di una sanità sempre più in crisi profonda. E’ sotto gli occhi di tutti che la carenza di infermieri continua a essere la spada di Damocle del nostro Ssn, rappresenta una delle ragioni profonde della palese incapacità delle nostre strutture di gestire in modo adeguato il surplus di pazienti nel momento dell’emergenza influenzale, nel momento delle nuove sfide da affrontare. 

E allora ci saremmo aspettati, siamo sinceri, ora più che mai, da parte del nostro ministro, nelle dichiarazioni rilasciate alla stampa, quanto meno parole e contenuti che dimostrassero la sua vicinanza alla nostra causa, ma soprattutto la volontà di considerarci al centro di un progetto di ricostruzione della sanità italiana.

Noi siamo quelli che più di altri, lo dicono i fatti di cronaca, pagano in questo momento lo scotto di una sanità che non è in grado di rispondere alle esigenze dei pazienti, della collettività. Ci sentiamo abbandonati a noi stessi, caro ministro!

I turni massacranti, le ferie saltate, ma soprattutto quello stipendio da troppo tempo “ancorato al palo”, che non è affatto rapportato al mutato costo della vita del nostro Paese e alle elevate responsabilità che gestiamo ogni giorno e alle nostre competenze: la realtà sanitaria, per gli infermieri italiani, ha oggi i contorni di una nube oscura, che accompagna un presente all’insegna dei disagi e delle lacune, e descrive un futuro decisamente incerto.

Il ministro Schillaci, oltretutto, non dimentichi i pugni presi nelle corsie e la pericolosa esasperazione a cui siamo di fronte da parte dei cittadini. E allora non riusciamo a comprendere, caro ministro, come mai lei nelle sue ultime dichiarazioni ai media, in particolare dove si parla di valorizzazione economica, lei dimentichi sistematicamente di parlare degli infermieri.

Mentre lo sciopero e le lotte di piazza rappresentano apertamente l’urlo di dolore dei professionisti dell’assistenza, che con l’avvicinarsi del tavolo delle trattative del nuovo contratto, attendono dal Governo, anche attraverso la sua azione nel Comitato di Settore, risposte chiare in merito a risorse certe da destinare alla nostra categoria, lei, ministro, quando si parla proprio di risorse, continua a citare solo la causa dei medici, con i quali certo viviamo molte problematiche analoghe, prova ne sia la protesta del 5 dicembre scorso, e con i quali nasceranno nuove e solide iniziative, per il bene della tutela della salute della collettività.

Ce lo dica allora apertamente, il ministro Schillaci, ci faccia capire quanto contano davvero i professionisti dell’assistenza per questo Governo, in un frangente in cui i cittadini sono più che mai consapevoli che, senza gli infermieri e gli altri professionisti sanitari ex Legge 43/2006, la sanità italiana non ha affatto speranze di ripartire.

Redazione InfoNurse

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