Opi La Spezia, esiste anche una ”deontologia comunicativa”

Iniziano ad arrivare segnalazioni, a questo Ordine, relative a dichiarazioni nettamente antiscientifiche su vaccino, Covid e altri aspetti, diffuse da infermieri, che nulla hanno a che fare con la educazione sanitaria, patrimonio e mandato di questo professionista sanitario (cfr DM 739 del 14/9/1994).

Cerchiamo con questo contributo di fare chiarezza sul NOSTRO ruolo: per prima cosa, chiariamo che non c’è proprio nulla di personale; ma che per chi gestisce l’OPI (che non è un club, o una associazione spontanea di professionisti, ma un ENTE SUSSIDIARIO DELLO STATO, cfr L. 3/18) vi sono doveri e passaggi obbligati.

E’ la stessa cosa di quando sollecitiamo l’iscritto che non paga la quota annuale e , sordo ai richiami, non provvede: quando si arriva alla sospensione dall’Albo; e quindi dal lavoro (il datore di lavoro è infatti, anch’egli, obbligato a procedere in questa direzione) l’OPI non fa una ‘’scelta opzionale’’, cioè non si inventa un provvedimento: ma segue le leggi nazionali che governano la appartenenza agli Ordini professionali (cfr L 43/2006, L.3/2018).

Qui può accadere lo stesso. Nel rapporto Ordine > iscritti esiste una relazione, appunto, ‘’ordinata’’. L’Ente OPI (come qualunque Ordine professionale, da quello dei Giornalisti a quello dei Medici) ha un POTERE DISCIPLINARE sull’iscritto. Il testo guida, lo strumento di valutazione valido per tutte le parti in causa, per individuare se un professionista va in qualche modo a violare quello che DEVE (senza eccezioni) essere un atteggiamento professionale esiste: è il Codice Deontologico.

Ora dobbiamo chiarire il limite fra il diritto di opinione e la libertà di espressione, e l’obbligo di restare rispettosi del Codice (che è un testo di riferimento anche normativo per ogni professione sanitaria, non un elenco di ‘’buoni propositi’’). Se un collega scrive che, a suo parere, sono necessari studi approfonditi sui vaccini: o che – a suo avviso – intorno al Covid molte comunicazioni dei media non sono state perfette, non ci sono gli estremi di un provvedimento disciplinare; si tratta di valutazioni ed opinioni legittime, che possono essere parte di un ragionato dibattito professionale.

Sono invece di certo sanzionabili quei commenti che mettono in dubbio la esistenza del Covid19, o che contestano la efficacia delle campagne vaccinali, in particolare quelli con toni aggressivi, insulti; e dalla chiara violazione degli articoli del Codice che ogni professionista deve osservare: anche per questo motivo è utile conoscere il Codice.

In generale, qui vorremmo soprattutto ricordare che pubblicare le proprie affermazioni sui social prevede una responsabilità verso ciò che si è scelto di rendere ‘’pubblico’’: l’utilizzo delle piattaforme social non comporta una immunità, perché anche sui social esistono le regole della vita ‘’reale’’ e; così come ha già più volte sentenziato la Cassazione, un insulto sui social è perfino più grave, perché potenzialmente illimitato è il numero dei contatti che lo possono leggere (qui ricordiamo una sola fra le numerose sentenze: Cassaz. penale, sez. V, 13/07/2015, n. 8328)

Di conseguenza, il nostro è un invito ad essere attenti e cauti, ad usare prudenza, e pubblicare contributi, post, commenti sempre con molta responsabilità, e questo in generale, nel prevalente interesse del singolo: ATTENZIONE, non si tratta assolutamente di un richiamo censorio, tantomeno di una censura. Si tratta –semmai- di prevenire nostri interventi che sono, allo stesso tempo, OBBLIGATORI e spiacevoli, e di evitare complicazioni ai nostri iscritti che, lo ricordiamo, originerebbero esclusivamente da una loro scelta.

Quindi l’invito è quello, semplice da valutare, se davvero è il caso di rendere pubbliche certe dichiarazioni. Restiamo naturalmente a disposizione di tutti, ai nostri contatti.

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