Siamo entrati nella drammatica era dei coltelli e delle armi, che entrano indisturbate nelle strutture sanitarie, con le aggressioni brutali e sfrenate che scatenano il terrore nei pronto soccorsi e nei reparti ospedalieri senza alcun ostacolo.
L’ultimo caso di Cittadella, con un paziente psichiatrico che ferisce a coltellate personale sanitario e carabinieri, rappresenta l’ennesima dimostrazione che le misure attuali sono davvero inefficaci. L’attacco di pochi giorni fa all’infermiera di Meldola (Forlì), ferita gravemente al collo e alle mani con un’arma da taglio, così come le martellate agli operatori dell’ambulanza di Vallo della Lucania e i recenti morsi subiti dai professionisti del 118 a Firenze, dipingono un quadro a dir poco spaventoso. Per non parlare poi di ospedali come il San Leonardo di Castellammare, con un bacino di utenza abnorme, dove non esiste giorno in cui non esplodano aggressioni e tensioni nel Pronto soccorso e dove, incredibilmente, non esiste un presidio di agenti h24.
Le strutture sanitarie sono diventate un porto franco dove il pericolo è all’ordine del giorno. Misure punitive e arresti in flagranza di reato non bastano ad evitare questo sfacelo: sono solo palliativi, fumo negli occhi per la collettività. Serve un cambio di rotta immediato e radicale. Non è accettabile che negli ospedali cittadini, specie quelli con grandi flussi di pazienti, manchi la presenza costante delle forze dell’ordine, che possano agire da deterrente sin dalle prime avvisaglie di rabbia e frustrazione dei pazienti e dei loro parenti.
È ora di rilanciare un piano concreto per la sicurezza da parte del Viminale, con un aumento fattuale dei presidi di forze dell’ordine nelle strutture più a rischio. E se il problema è la mancanza di personale, allora si ricorra all’esercito! Cosa si aspetta ancora? Gli operatori sanitari, allo stato attuale, rischiano la vita ogni giorno: parole e provvedimenti inefficaci devono lasciare spazio ad azioni concrete e durature.
Redazione InfoNurse
Fonte: Nurse Times
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