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Marco Bigherati “Errare humanum est, perseverare autem diabolicum”

Siamo fin troppo spesso frenati da dubbi, incertezze, indolenza, inerzia, che nel loro insieme tendono ad immobilizzarci… proprio allora è importante darsi una mossa, fare il primo passo, cominciare ad affrontare la situazione.

Lo si può fare solo se abbiamo prontezza sulla situazione.

Per questo credo che parlare di sanità con cognizione di causa non è per tutti, specie se chi organizza proteste o eventi non vive la quotidianità del territorio. 

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Vi dico come la penso anche se il mio pensiero è in controtendenza rispetto al bisogno di assistenza da parte della popolazione; lo faccio perché sono realista e voi cittadini e lavoratori che mi leggete non dovete farvi raggirare dai dinosauri della politica. 

Andrò per punti:

1. La crisi delle strutture sanitarie è nazionale, per molteplici cause che richiederebbero una riflessione molto lunga specie dal punto di vista medico/legale per molti professionisti sanitari in primis i medici. 

2. Dobbiamo abituarci all’idea che curarsi nel proprio paese o città in qualsiasi branca/specialistica è improponibile vista la grave carenza di sanitari sul territorio nazionale.  

3. La situazione della carenza di personale non cambierà nell’immediato, salvo che lo Stato Italiano cambi rotta rendendo le figure professionali appetibili sotto ogni punto di vista e con risultati ottimali non prima di 5 anni. 

4. Rivendicare reparti o primari negli ospedali in sofferenza significa solo aumentare l’agonia dei cittadini e di quei pochi lavoratori che sono costretti a garantire turni h24 fuori da ogni regola nazionale (specie per i medici). 

 5. Facendo questo gioco delle tre carte, vincono loro, i dinosauri che vivono lontani dall’odore del sangue e dalla sofferenza che si vive nelle corsie degli Ospedali Italiani. 

 6. Le carenze e i reparti non funzionanti alimentano l’odio dei cittadini nei confronti dei sanitari e le statistiche  delle denunce per infortuni parla chiaro. 

 7. I Direttori delle unità operative e i Direttori generali, Sanitari e Regionali su scala nazionale soffrono in silenzio e cercano senza ne capo e ne coda una soluzione che ahimè non esiste.

 8. Le direzioni generali andrebbero affidati a manager di successo e le direzioni sanitarie agli attuali direttori generali, perché solo un bravo manager saprà gestire aziende sanitarie con migliaia di lavoratori e saprà gestire l’economia di un’azienda e solo un bravo medico saprà collaborare con un manager sulla spesa sanitaria, valutare l’importanza di un farmaco o di un apparecchiatura elettromedicale. 

 9. Le Regioni dovrebbero essere valutate a livello nazionale per il loro operato sul territorio di appartenenza. 

Potrei scrivere altri 20 punti ma mi rendo conto che molti avranno già smesso di leggere quello che sto scrivendo, pertanto vado alle mie conclusioni su come gestire questa grave emergenza sanitaria senza precedenti.

  • Riorganizzazione dei servizi e valorizzazione delle professioni sanitarie
  • Nuovi assetti ospedalieri (modello americano con reparti interdisciplinari)
  • Poche unità operative ma funzionanti e rendere possibile tutte le cure all’interno della stessa regione con almeno due centri per specialistica (a differenza dell’alta Specializzazione che ne basterebbe anche una o anche nessuna per le piccole regioni e fare accordi di confine come ad esempio nei casi di neurochirurgia o cardiochirurgia
  • Pronto soccorsi efficienti e potenziati
  • Università aperte e adeguamento contrattuale per tutti i sanitari in base agli standard europei
  • Medici di famiglia all’interno degli ospedali, questa potrebbe essere la svolta per ridurre notevolmente ingressi e sovraffollamento negli ospedali con una gestione in equipe e con personale di supporto per la gestione del cittadino che richiede cure.

Anche qui potrei continuare ma mi limito su quello che si dovrebbe fare nell’immediato.

Marco Bigherati

Francesco Greco

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