Medico di base privato: attese ridotte, ma visite a pagamento. La rivoluzione parte da Mestrino (Padova)

Attese ridotte per una visita, accesso facilitato e minime complicazioni burocratiche. Tutto ciò sarà piossibile grazie al medico di base privato. Dopo lo “sdoganamento” dei professionisti privati nei pronto soccorso e negli altri reparti ospedalieri, il settore sanitario si apre dunque a una figura che, operando in strutture private e offrendo un servizio simile a quello del medico convenzionato col Ssn, si accinge ad abbattere le barriere di una sanità tradizionalmente legata alla dimensione pubblica. Con un particolare non secondario: per accedere alle sue prestazioni bisogna pagare.

Pioniera di questo servizio innovativo, chiamato Family Doc e lanciato da poche settimane sui social, suscitando l’interesse di chi cerca un’alternativa al medico di famiglia convenzionato, è la BMed Me.di.ca. Group, centro di sanità privata attivo da sette anni a Mestrino, in provincia di Padova. L’autorizzazione concessa al centro privato è di medicina internistica e il costo della visita, analoga a quella del medico di famiglia (con la possibilità di prescrivere medicinali e indirizzare verso visite specialistiche), è di 50 euro. Visita che si svolge su appuntamento, quindi senza attese e in tempi brevi.

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L’intento è occupare spazi di mercato che il settore pubblico lascia libero e, in alcuni casi, fornire un reale servizio, come spiega Cristina Sinigaglia, presidente del gruppo BMed: “Sia chiaro che noi non ci sostituiamo al medico di base. Non c’è alcuna volontà di sorpassare il pubblico: il Sistema sanitario nazionale resta il riferimento e noi cresciamo seguendo le linee che ci vengono dettate. Il nostro obiettivo è solo quello di agevolare chi ha difficoltà di accesso al Ssn e chi è privo del medico di base, come extracomunitari o comunque stranieri residenti in provincia”.

Non mancano le polemiche, però. La figura del medico di base privato, in particolare, non piace ai consiglieri regionali del Pd Veneto, che hanno così commentato: “La vicenda di Mestrino, nel Padovano, dove un centro di sanità privato ha deciso di allargare la propria offerta all’ambito dei medici di famiglia, è preoccupante. Si tratta del segnale inequivocabile di uno slittamento del sistema pubblico verso un modello nel quale solo a chi ha possibilità economiche è garantito quel diritto alla salute sancito dalla Costituzione”.

E ancora: “Non possiamo accettare che la carenza dei medici porti a questa deriva. Purtroppo tutto era previsto. Non a caso, in questi anni abbiamo ripetutamente invocato un intervento deciso della Giunta regionale in termini di investimenti, sia per rimpinguare le carenze di personale, tra medici ospedalieri, di famiglia e infermieristico, sia per assicurare livelli di stipendi più adeguati. Bisogna rendere più attrattive queste professioni di importanza cruciale, assicurando condizioni di lavoro accettabili”.

Ma come rendere più attrattive queste professioni? “Fornendo, ai medici di famiglia, per esempio, il dovuto supporto in termini di personale amministrativo, in grado di alleggerire la mole di impegno burocratico che grava su di loro quotidianamente. Senza dimenticare la necessità di assumere con bando un numero di infermieri che vada a colmare in toto l’attuale mancanza di copertura”.

Concludono i consiglieri Dem: “Con il caso di Mestrino abbiamo superato il livello di guardia. E’ una vicenda che va interpretata come l’ultimo appello alla Regione, prima del punto di non ritorno. Per questo chiediamo ancora all’assessore alla Salute, Manuela Lanzarin, un confronto istituzionale urgente. Non si può far finta di nulla”.

Redazione InfoNurse

Fonte: Nurse Times

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