La Corte d’appello di Roma ha condannato l’Asl Roma 5 a versare un risarcimento di 1 milione e 600mila euro ai figli e ai nipoti di una 77enne morta dopo una trasfusione di sangue sbagliata. Come riporta la Repubblica, i giudici hanno confermato l’esito della sentenza del Tribunale di Velletri, che nel 2020 aveva già condannatom l’Azienda sanitaria a risarcire gli eredi della vittima.
Al 27esimo giorno di ricovero, dopo essere sopravvissuta alla trasfusione con sangue incompatibile, la donna ricevette la diagnosi di sindrome di Guillain-Barré, una rara malattia, neurologica autoimmune, in cui il sistema immunitario attacca i nervi periferici. A quel punto fu trasferita al Policlinico Umberto I di Roma per la visita di uno specialista, ma i medici dell’ospedale capitolino non furono informati dell’errore. Dopo altri 30 giorni di ricovero, morì per le complicanze della malattia.
Secondo l’avvocato, la 77enne è stata inoltre danneggiata dalla diagnosi tardiva: “Ci tengo a sottolineare che la condanna dipende da una serie di errori, compreso quello diagnostico della Guillan Barré. Era una diagnosi semplice, arrivata con un ritardo di 28 giorni, che ha causato una paralisi quasi totale. A questo ovviamente si aggiunge l’errore della trasfusione, che ha provocato un grande shock e la distruzione del sistema immunitario, fino all’aggravamento totale della patologia e alla morte”.
Redazione InfoNurse
Fonte: Nurse Times
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