Gli infermieri ai tempi del coronavirus: quando tutto sarà finito, la gente si ricorderà ancora di noi?

Pochissimo fa è apparso sulla testata giornalistica Nurse Times una lettera di un infermiere che lancia un’interrogativo che sicuramente tutti i professionisti della sanità si stanno ponendo in questo periodo.

Mi chiamo Zakaira Rouimi, sono un infermiere di PRONTO SOCCORSO presso l’ospedale di Busto Arsizio, vorrei raccontarvi il mio turno di pomeriggio di ieri nel Pronto Soccorso Coronavirus.

“Ieri ho fatto il turno in PS COVID (uno dei tanti che faremo), lavorare sta diventando sempre più difficile e pesante.

Gente con insufficienza respiratoria, gente positiva, gente alla quale abbiamo fatto il tampone (almeno 4 tamponi fatti ad ognuno)… sempre bardati.

Solo una piccola pausa per prendere fiato, bere qualcosa o mettere qualcosa sotto ai denti che chiedi gentilmente ai colleghi… sempre con calzari, camice, doppi o tripli guanti, filtranti facciali FFP2/FFP3, cuffia, caschetto e chi più ne ha più ne metta…

Le gocce di sudore che arrivano ai polsi… reperire accessi venosi ed EGA a gente infetta con il doppio guanto dove la vena non la senti e non vedi perché, ovviamente con visiera e occhiali da vista si appanna tutto e sembra di stare in sauna (e la maggior parte sono vecchietti, quindi capitete il patrimonio venoso come potrebbe essere).

Questo è l’unico momento in cui ti senti un PRO e dici: evvai ho beccato la vena o l’arteria in queste condizioni ecc ecc…

Poi? Alla fine? Cosa ti resta?

Oltre all’infinita dolcezza dei pazienti che si affidano a te non sapendo neanche loro come andrà e come ne usciranno, sapete cosa ci rimane? Una stanchezza immensa! Una stanchezza che riporti a casa oltre tutto il resto dello stress, dove per lo più sei solo e pensi e ripensi, pensi se hai fatto tutto, se hai pulito tutto dopo ogni paziente, se quando hai fatto il tampone a uno hai spinto bene in entrambe le narici e se avevi due o tre paia di guanti.

Se quando hai dato le dimissioni ad un paziente hai dato tutti fogli… ah no, me li ha passati il medico infettivologo con il collega della zona pulita (si, zona pulita perché nel PS covid da ieri siamo 3 infermieri, 1 pulito che triagia e tocca tutti i materiali puliti e ti prepara il necessario e 2 infermieri “sporchi” che fanno il lavoro “sporco” o meglio infetto, ovvero il contatto con i pazienti per la parte pratico/assistenziale).

A fine turno inizia a mancarti l’ossigeno, inizi ad andare in ipossia per tutta quell’anidride carbonica che respiri e quasi che non connetti più. Arriva la fame e arriva la stanchezza e vorresti solo vedere il cambio… l’unica cosa positiva è che se hai i colleghi con cui vai di sintonia, fila tutto liscio, anche il peggior turno…

Ad inizio turno si ha sempre un momento di défaillance, momento per capire come organizzare il tutto che insieme alle problematiche extralavorative ti mettono sotto un forte stress e quindi già il turno parte difficile, ma meno male che avevo Daniele e Mary con me in PS COVID che mi hanno sopportato, supportato e distratto☺️ (e sono sicuro che sarebbe stato lo stesso con tutti i miei colleghi del PS ai quali nutro un infinita stima e ai quali voglio veramente bene visto che sono diventati la mia famiglia qui).

Finirà tutto questo, ne sono sicuro (e lo spero) e alla fine ANDRÀ TUTTO BENE❤️

Mi domando ogni giorno, ma quando finirà tutto, la gente si ricorderà di noi? Si ricorderà di quello che stiamo facendo e che abbiamo fatto? La politica si ricorderà che la SANITÀ è e deve essere la parte sulla quale più investire, una priorità?

Capiranno che noi siamo lì per aiutare e aiutarli e non degli esseri da spremere fino alla fine per poi buttarli di nuovo nel dimenticatoio. La gente capirà che possiamo sbagliare anche noi.

Fonte Nurse Times

Torneranno ad insultarci ogni qual volta possono o ci rispetteranno un po’ di più? Avranno un po’ più di rispetto per la nostra figura, per la nostra professione o si tornerà a pensare come nel paleolitico?

Queste domande me le faccio sempre quando sono lì con la gente che mi guarda come se fossi un astronauta con l’ago in mano, ma non trovo mai la risposta!”

Zakaira Rouimi

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Redazione InfoNurse

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