L’uso dello smalto per unghie negli operatori sanitari: scelta o divieto?

Le infezioni correlate all’assistenza (ICA) sono le infezioni acquisite durante la degenza in ospedale, che non erano presenti, o in fase di incubazione, al momento dell’ingresso (Dellinger et al., 2016).

I microrganismi possono essere trasmessi agli assistiti attraverso contatto diretto o indiretto, e le mani degli operatori sanitari sono spesso il canale di trasmissione WHO, Evidence for Hand Hygiene Guidelines, 2017).Per prevenire le ICA il personale di assistenza deve riconoscere che una delle ragioni di base di questa tipologia di infezione può essere l’insufficiente igiene delle mani tra gli operatori sanitari. Tra i fattori che influenzano l’efficacia microbiologica di tale procedura precauzionale vi è la condizione delle mani e delle unghie del personale sanitario (Walaszek et al., 2018). Alcune politiche organizzative consentono agli operatori sanitari l’uso dello smalto per unghie standard, vietando però le unghie artificiali (Hewlett et al., 2018). 


Dalla letteratura emerge che l’uso di smalto per unghie aumenta probabilmente nel tempo la presenza di microbi trattenuti nella giunzione tra lo smalto e l’unghia, nonostante l’igiene delle mani di routine dell’assistenza sanitaria (Blackburn et al., 2020; Hewlett et al., 2018; Wachukwu et al., 2017). Inoltre, emerge che lo smalto standard e le unghie naturali garantiscono una migliore igiene delle mani (Walaszek et al., 2018; McNeil et al., 2001; Saiman et al., 2002). Gli operatori sanitari conoscono che l’igiene delle mani e i guanti sono utili nel prevenire le infezioni e che le unghie artificiali sono associate alla presenza di un maggior numero di batteri. Nella pratica, però, la maggior parte non agisce seguendo tali conoscenze (Aiello et al., 2006; Judith L. Goldberg, 2019; Zdrowia et al., 2020). Gli autori Hautemaniere et al. 2010 e Rupp et al. 2008 affermano che per permettere un miglioramento significativo dell’igiene delle mani risulta fondamentale la caratteristica delle unghie, le quali devono essere pulite, corte e non smaltate. 


Da un punto di vista clinico sono presenti meno batteri sulle unghie dove si è appena applicato lo smalto rispetto alle unghie non smaltate, dimostrando quindi un possibile elemento protettivo. Tuttavia, con l’aumentare della scheggiatura aumenta in maniera direttamente proporzionale anche il numero di batteri (Blackburn et al., 2020; Wachukwu et al., 2007; McNeil et al., 2001). La crescita dei microrganismi, inoltre, s’incrementa con il tempo da tutte le condizioni delle unghie, che queste siano smaltate con uno smalto standard, con uno smalto gel o che comprendano l’applicazione delle unghie artificiali (Hewlett et al. 2018).

L’utilizzo della luce ultravioletta che viene utilizzata per la polimerizzazione e l’ibridazione dello smalto gel può diminuire la quantità di batteri presenti sull’unghia, ma allo stesso tempo non permette una corretta rimozione di essi durante l’igiene delle mani (Walaszek, 2018) e, rispetto alle unghie naturali, le unghie artificiali hanno tassi di colonizzazione più elevati di batteri gram-negativi. La formazione del personale in merito alla tematica è associata ad un immediato ed efficace miglioramento delle pratiche di igiene delle mani. Gli operatori sanitari sono stati educati all’importanza di rimuovere i gioielli e a mantenere pulite e corte le unghie delle mani (Hautemaniere et al., 2010). Il personale, ciononostante, è consapevole di questo ma continua a infrangere questo divieto, nonostante l’elevato sostegno ai principi dell’igiene delle mani; nella pratica, infatti, questi non sempre sono rispettati (Rupp et al., 2008; Judith L. Goldberg, 2019).


Questo articolo ha voluto far emergere l’importanza dell’igiene delle mani nell’ambiente sanitario e le caratteristiche che un adeguato personale d’assistenza dovrebbe possedere rispetto a tale prassi.  I divieti presenti non sono ancora del tutto accettati ed applicati correttamente. Per questo è importante rendere compliante il personale nei confronti di queste proibizioni. Gli infermieri consapevoli potranno da un lato comportarsi in maniera corretta e dall’altro potranno in maniera mirata assolvere una funzione educatrice, promotrice a tutta la comunità per ridurre il rischio di ICA sia in ambito domiciliare che ospedaliero.

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Redazione InfoNurse

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