Riprogrammare i corsi di laurea per far fronte alla carenza di infermieri.

Lazio: lettera del Coordinamento regionale degli ordini

Gentilissimi,

la pandemia da Sars-Cov-2 sta evidenziando ancor più marcatamente la grave carenza di personale infermieristico esistente nel nostro Paese e in particolare nel Lazio. Una crisi che si trascina da anni, ma che l’attuale emergenza sanitaria rende manifesta in tutta la sua drammaticità. 

Numerosi studi internazionali mostrano come la scarsa dotazione di infermieri pone a rischio la sicurezza dei pazienti e influisce significativamente sulla qualità delle cure e sulla mortalità (Aiken LH et al. Nurse staffing and education and hospital mortality in nine European countries: a retrospective observational study. The Lancet. 2014).

I cospicui arruolamenti avvenuti nelle strutture sanitarie pubbliche della nostra regione nel corso dell’ultimo anno hanno determinato, oltre all’esaurimento dei professionisti abilitati disponibili, un forte depauperamento degli organici in molte strutture sanitarie convenzionate; soprattutto nelle Rsa. Molte di queste provano inutilmente a rimpiazzare i professionisti assunti nelle strutture pubbliche rivolgendosi a cooperative, agenzie di lavoro interinale, studi associati; tentando anche di arruolare infermieri dall’estero, peraltro con esiti assai scarsi.

In tale scenario, gli organismi di rappresentanza professionale sollecitano da anni il Ministero; e di conseguenza le Università, affinché si formi un numero molto più elevato di infermieri per coprire il crescente fabbisogno.

Alla luce di quanto esposto, si chiede alla Regione Lazio di invitare le Aziende Sanitarie sede di corsi di Laurea in Infermieristica ad aumentare i posti disponibili già dal prossimo Anno Accademico e ad attivare nuove sedi sul territorio in tutte quelle strutture previste dalla normativa vigente. A tal fine si rende necessario riattivare i finanziamenti dedicati previsti dall’Art. 8 del “Protocollo d’intesa tra Regione Lazio ed Università per il funzionamento e l’attivazione dei Corsi di Laurea triennali delle Professioni Sanitarie” del 2007; che prevede il trasferimento dei fondi alle amministrazioni degli enti sede dei corsi per la copertura degli oneri finanziari connessi ad alcune voci di spesa.

Proprio per ragioni economiche, tali enti hanno infatti rinunciato a chiedere le convenzioni o addirittura negli anni hanno chiesto la risoluzione degli accordi chiudendo sedi formative. Inoltre sarebbe necessario provvedere ad una riqualificazione delle sedi formative esistenti anche in termini di strutture e personale. Infatti gran parte delle sedi di formazione universitaria ormai da anni non prevedono per vincoli di bilancio alcun intervento. Si fa presente che solo nel 2008 sono stati previsti dei rimborsi una tantum alle aziende, a copertura degli anni 1998-2006. Poi più nulla.

È evidente quindi che, se non si prevede un intervento immediato che possa dare alle aziende e strutture sanitarie un incentivo e un sostegno per il potenziamento della rete formativa nel tempo, non si potrà che assistere ad una lenta ma inevitabile riduzione del numero dei formandi nella nostra Regione, rendendo difficile raggiungere gli standard numerici e qualitativi richiesti non solo dagli istituti di ricovero, ma soprattutto dal territorio che, come previsto e dimostrato, rappresenta il futuro della sanità regionale e nazionale.

Si segnala infine, con grande preoccupazione, che, anche adesso, molte delle sedi formative regionali risentono fortemente dei tagli al personale assegnato e alla manutenzione delle strutture messe a disposizione degli studenti.

Confidando in un positivo riscontro, si conferma la piena disponibilità ad ogni utile confronto e collaborazione e si porgono

Il presidente dell’OPI di Roma

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