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CTS OSS Lombardia: vicini a tutti i colleghi e personale sanitario

In Italia verso al fine di febbraio, con la notizia di un focolaio a Codogno e in provincia di Lodi, la diffusione del coronavirus divenne un caso nazionale.

Vennero eseguiti test a migliaia di persone con sintomatologie e patologie molto diverse fra loro. Questo portò il Consiglio Superiore di Sanità, l’organo di consulenza tecnico-scientifica del Ministero della Salute, ad indicare linee guida per cercare di uniformare l’approccio (27 febbraio 2020).

L’indicazione del Consiglio fu di sottoporre al test soltanto le persone che presentavano sintomi riconducibili con sicurezza all’infezione da COVID-19. Dovevano avere avuto quindi un contatto stretto con un contagiato, o abitare in una zona interessata.

Seguirono varie modifiche e il test, oggi viene eseguito a persone con tosse, febbre, difficoltà respiratorie e che sono state anche a contatto con persone contagiate o probabilmente contagiate.

Nonostante le misure restrittive in quei comuni, il virus si è diffuso. Oggi dopo più di un mese ci troviamo con Lombardia ad essere la Regione più colpita di Italia con ben 5096 positivi.

A farne le spese sono tutte quelle persone (Medici, Infermieri, OSS) che ogni giorno e con dedizione tengono viva la speranza. Il 10% degli operatori è positivo e il numero purtroppo è destinato a crescere.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’agenzia dell’ONU che si occupa di salute, raccomanda di fare il test a «qualsiasi persona che potrebbe aver contratto l’infezione da coronavirus». Inoltre l’OMS raccomanda che al test sia sottoposto il maggior numero possibile di persone, perché il coronavirus può essere trasmesso sia dalle persone che presentano sintomi sia dai paucisintomatici, cioè quelli che ne manifestano pochi al punto da essere considerati asintomatici.

Per usare le parole del direttore generale dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus. Se individuate, le persone contagiate possono essere isolate: in questo modo si «spezza la catena del contagio»,

Allora perché passiamo da Eroi all’ultima ruota del carro?

Se ci ammaliamo chi cura i pazienti? E chi cura noi?

Domande che ogni giorno ci facciamo e che non hanno risposta. Abbiamo il diritto ad essere curati ed è un nostro diritto essere continuamente monitorati. Lavoriamo senza sosta fino a quando non compaiono i primi sintomi. Non ci fermiamo mettendo a rischio non solo le proprie famiglie, anche i colleghi con cui lavoriamo.

È snervante vivere ogni giorno con quella sensazione di negatività che ci portiamo dentro. Con l’ansia di essere stati infettati o di avvertire i primi sintomi.

Non siamo solo numeri aziendali o carne da macello da sacrificare per un bene comune, siamo PERSONE e come tali meritiamo RISPETTO.

Luigi Pisano
CTS OSS LOMBARDIA

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Antonio Russo

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